DAVVERO? Certo non esisteva il paese di Caneva, ma è provato che la prima presenza umana nell’ambito territoriale dell’odierna Caneva risale a 10.500 anni avanti Cristo. Ne danno testimonianza i resti di un accampamento di cacciatori, solo recentemente scoperto dai ricercatori dell’Università di Ferrara, nei pressi del Buss de la Lun (al limitare della Foresta del Cansiglio).

Altre consistenti tracce riferibili a una popolazione che viveva di caccia, pesca e allevamento (la comparsa dell’agricoltura è successiva) sono databili tra il Tardo Neolitico e l’Eneolitico (4.000-1500 a.C.). Le potete trovare nel sito del villaggio palafitticolo del Palù del Livenza, da poco diventato patrimonio dell’UNESCO.

Il Parco Archeologico del "Palù di Livenza" è infatti il maggior sito europeo con resti evidenti di un insediamento palafitticolo umano durato circa 1000 anni. È tra i meglio conservati e databile a partire dal 5.720 sino al 4.880 BP (datazioni al carbonio quattordici): insomma, il più ricco di materiale archeologico con numerosissimi rinvenimenti attribuibili al Paleolitico Superiore.

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In seguito, nella zona, precisamente sui due principali colli sporgenti dalla dorsale prealpina (col de Fer e col San Martino) si ebbero ben due castellieri. Uno dei due - quello sull’odierna area del Castello - si evolse in "castrum" romano quando qui venne costruita una torre d’avvistamento.
Le prove dell’insediamento romano sono i reperti archeologici ritrovati lì, che confermano la romanizzazione avvenuta nei primi secoli d.C., oltre al nome “Caneva”.

Durante i secoli bui, susseguenti alla caduta dell’Impero Romano, grazie alla sua posizione, Caneva non subì le brutali invasioni che distrussero altre comunità.

Caneva riprende nuova vita grazie all’arrivo dei Longobardi: le tombe longobarde rinvenute a Stevenà confermano l’arrivo di nuovi abitatori, ma non ci sono segni di imposizioni forzate, saccheggi o distruzioni.

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Del periodo alto medievale non si sa quasi nulla, salvo che il Cristianesimo si propaga non dalla lontana Concordia, ma dalla vicina Ceneda (oggi Vittorio Veneto).

Durante i secoli bui, susseguenti alla caduta dell’Impero Romano, grazie alla sua posizione, Caneva non subisce le brutali invasioni che distruggono altre comunità, e, anzi, riprende nuova vita grazie all’arrivo dei Longobardi. A partire dal VI secolo, infatti, il sito diventa torre di guardia longobarda. E le tombe longobarde rinvenute a Stevenà confermano l’arrivo di nuovi abitatori… in pace: non ci sono i segni di imposizioni forzate, saccheggi o distruzioni.

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Quando su tutto il territorio del Patriarcato si è fatta sempre più sentire la prepotente presenza della Repubblica di Venezia, ad una ad una, le città ed i paesi friulani sono cadute sotto il leone di San Marco.
Così anche Caneva, nel 1419, passa sotto il controllo di Venezia, che nel 1429 unisce la sua giurisdizione a quella di Sacile. Ma, su insistenza della comunità, dal 1449 Caneva ha di nuovo una sua amministrazione autonoma, nel pieno rispetto dello Statuto e delle leggi del Friuli. La gastaldia viene retta da un podestà scelto tra la nobiltà veneziana.

Nei secoli di dominio della Serenissima, la vita a Caneva trascorre tranquilla, a parte le scorrerie dei Turchi e le vicende della guerra contro la Lega di Cambrai (inizio XVI sec.) che determinano il passaggio del comune da un “padrone” all’altro. Dal XVII secolo, grazie all’introduzione della coltivazione del mais, l’allevamento del baco da seta e la conseguente produzione di tessuti, e grazie infine all’emigrazione degli abitanti verso Venezia e i centri maggiori, la situazione economica diventa positiva. Questi nuovi fattori si uniscono infatti ad altri già consolidati: i proventi della pesca, della produzione del carbone, delle attività estrattive (documentate fin dal ’400) e la produzione e commercializzazione di vino.

Essendo al centro dei possedimenti di terraferma, Caneva si trasforma, come il resto del Friuli, in una sorta di retroterra di sicurezza mentre Venezia è impegnata nella sua espansione verso Oriente. Non essendo più protagonista di vicissitudini o combattimenti, il castello, che aveva mantenuto efficiente la sua struttura fortificata per secoli, già nel ’600 comincia a rovinare.

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Dopo la fine della Repubblica di Venezia (1797), inizia l’epoca napoleonica, segnata da requisizioni e ruberie. Il successivo periodo di dominio asburgico – dal 1798 al 1815 - è caratterizzato da una grande attenzione allo sviluppo del territorio ed alla diffusione dell’istruzione. Eppure ciò non basta a renderlo gradito ai sudditi e nemmeno a frenare il flusso migratorio verso le regioni orientali dell’Impero.

Il Risorgimento vede un notevole contributo da parte della popolazione di Caneva: l’Unità d’Italia si realizza nel 1866. I primi anni del Regno d’Italia non portano però i vantaggi sperati e la gente di Caneva continua ad emigrare, soprattutto verso il Nord Europa e il Sud America. Nel Novecento l’emigrazione raggiunge il culmine. La tendenza si inverte solo negli anni Settanta.

Da ricordare l’attribuzione a due medaglie d’oro al Valor Militare e 17 d’argento, ricevute durante i due conflitti mondiali, a testimonianza del valore civile e morale, oltre che dell’innato senso di libertà dei canevesi.

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Posto in posizione strategica al confine occidentale del Friuli, il castello di Caneva viene edificato verso l’anno 1000 d.C., con la nascita del borgo: i primi documenti in merito attestano che nel 1034 venne concesso dall’imperatore Corrado II al Patriarca di Aquileia, Popone. Da allora fino 1419, quindi, Caneva e tutto il suo territorio entrano nell’orbita del Patriarcato condividendone anche le numerose vicissitudini.

A causa della sua particolare posizione “cardine” della difesa dei confini occidentali della “Piccola Patria”, Caneva viene sottoposta alla costante pressione dei trevigiani e dei loro alleati. Saccheggi, uccisioni e devastazioni diventano quotidiani per la popolazione (i più gravi nel 1177, 1220 e 1335). La Caneva patriarcale è, comunque, uno dei pochi “liberi comuni” che al parlamento friulano inviano un rappresentante eletto direttamente dal Consiglio della Comunità, a differenza di molte altre realtà, che vengono rappresentate da un nobile o da un prelato.

Altra prerogativa di Caneva, che bene illustra il ruolo storico del Castello, è quella relativa alla custodia delle tre più importanti “fiere libere” della zona: quella di Santa Croce o del Rovere (14 settembre), riservata agli animali di grossa taglia; quella di San Martino (11 novembre), nella quale si commerciano i prodotti della terra; e quella, ben più famosa, di San Lorenzo (10 agosto), ora nota come la “Fiera dei Osèi” di Sacile, che ospita piccoli volatili ed animali da cortile.

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